Per determinare l’efficacia di un farmaco ansiolitico lo si può somministrare ad un gruppo di pazienti ansiosi e verificare il grado di riduzione dell’ansia provocato dalla somministrazione del farmaco stesso; l’ansia può essere valutata in maniera abbastanza precisa in termini quantitativi con la somministrazione di appositi test. Il farmaco va però valutato sia nei confronti degli altri farmaci già disponibili, sia nei confronti di un trattamento che non sia attivo dal punto di vista farmacologico, ma che metta i pazienti nelle stesse condizioni di quelli che ricevono il farmaco che si sta studiando. In molti casi infatti la semplice partecipazione ad uno studio o anche la semplice somministrazione di una pillola (inattiva) determina una variazione significativa nel livello di ansia dei soggetti. Uno studio ben congegnato prevederà pertanto la somministrazione a tre gruppi di soggetti (omogenei quanto possibile rispetto alla patologia e rispetto ad altre caratteristiche) di dosi equivalenti del farmaco che si sta studiando, di un farmaco già in uso (come riferimento) e di un placebo. Se la somministrazione avviene per via orale sotto forma di capsule o pillole, queste devono essere fatte in modo che non sia possibile al paziente riconoscere quale trattamento sta assumendo, se il farmaco in studio, farmaco di riferimento oppure il placebo. Uno studio nel quale il paziente è all’oscuro di quale trattamento gli viene somministrato è detto “”cieco”"; per avere risultati affidabili, depurati da effetti derivanti dall’aspettativa nei confronti del farmaco nuovo, dall’avversione nei confronti dello stesso, etc., è assolutamente necessario che gli esperimenti siano almeno condotti in cieco. Ancor meglio è fare prove in “”doppio cieco”", cioè in condizioni tali che né gli sperimentatori né i soggetti siano a conoscenza del tipo di trattamento somministrato. Una “”chiave”" dell’esperimento è disponibile in modo da poter fare fronte a qualunque effetto indesiderato sapendo cosa si è somministrato; non sapere quale dei soggetti ha in effetti assunto il farmaco in esame da parte dello sperimentatore assicura anche il filtraggio completo delle aspettative dello sperimentatore stesso, e degli eventuali effetti che queste aspettative possono avere sui risultati. In tutti gli esperimenti in doppio cieco ben condotti si nota che anche il placebo ha un effetto apparentemente terapeutico. Per continuare con l’esempio dell’ansiolitico, anche il gruppo di soggetti al quale si somministra una compressa contenente solo l’elemento inerte (ad esempio, talco) mostra di solito una caduta dei punteggi di ansia, dovuta all’aspettativa nei confronti del farmaco nuovo che si sta provando. Con il termine di “”effetto placebo”" si indica pertanto la quota di effetto terapeutico dovuta al semplice fatto di somministrare un trattamento.