NEVROSI, LE FORME CLINICHE

Sono state descritte diverse forme cliniche di nevrosi, che verranno qui riassunte; va peraltro tenuto presente che in molti casi i confini fra forme diverse non sono molto netti. É proprio questa evanescenza di confini e questa imprecisione nell’individuazione di entità nosologiche distinte che spinge una parte degli psichiatri verso la ricerca di una nosologia più precisa.· La nevrosi d’ansia. Forse la più classica e la più frequente fra tutte le manifestazioni nevrotiche, la nevrosi d’ansia è anche nota come “”malattia del panico”". É caratterizzata dalla comparsa improvvisa di attacchi di una sensazione di paura irrazionale di un oggetto non noto nè ben definibile, accompagnata dalla convinzione che qualcosa di tremendo e di letale sta per succedere. L’attacco compare d’improvviso, e la sensazione viene descritta dal paziente come una paura irrazionale, mal definita, non paragonabile a nulla di già provato in precedenza. Un sintomo frequente è la paura di poter diventare pazzi, di perdere il controllo di se stessi e delle proprie azioni, di non riuscire a dominare la situazione nella quale ci si trova. Talora è presente un senso di spersonalizzazione, come se il mondo attorno al paziente fosse improvvisamente cambiato e fosse divenuto irriconoscibile. Possono essere presenti anche segni somatici come sudorazione, tremori, svenimenti veri e propri. Il primo attacco di panico tipicamente si presenta nella giovinezza; in seguito gli attacchi possono essere frequenti (anche più volte al giorno) oppure possono presentarsi isolatamente, con lunghi periodi liberi interposti. Nei periodi intercritici il paziente di solito sta abbastanza bene, anche se può lamentare uno stato ansioso cronico che però non impedisce le normali attività. I ritmi sonno-veglia, possono essere disturbati. Nel complesso, la nevrosi d’ansia nella maggior parte dei casi non è una malattia psichiatrica invalidante, e un gran numero di pazienti che ne soffrono riescono ad adattarvisi e conducono una vita del tutto normale, al di fuori dei periodi in cui sono soggetti agli attacchi. La nevrosi d’ansia classicamente è una delle forme di psicopatologia che meglio risponde al trattamento psicanalitico; sono anche possibili al trattamento psicanalitico altri approcci psicoterapeutici validi. Il trattamento farmacologico si basa sugli ansiolitici, somministrati cronicamente se è necessario oppure acutamente nel corso degli attacchi. · La nevrosi fobica. Le nevrosi fobiche sono caratterizzate da una forma di paura che è diversa da quella della nevrosi d’ansia, pur essendo altrettanto incontrollabile e paralizzante: si tratta della paura di un oggetto ben definito. L’oggetto della fobia può essere assai diverso da paziente a paziente, e può essere rappresentato da un oggetto vero e proprio (come un animale), da una situazione (parlare in pubblico è un esempio tipico) o da una azione (passare sui ponti, salire le scale, etc.). Il confrontarsi con l’oggetto della fobia diviene per il paziente affetto da questa forma impossibile, fonte di una angoscia insopportabile. Il soggetto si rende sempre conto della irrazionalità del suo comportamento; nonostante questo, egli cerca di organizzare la propria esistenza attorno al nucleo centrale della propria fobia, in modo da evitare assolutamente il confronto con l’oggetto temuto. L’occasionale incontro con l’oggetto provoca l’insorgenza di una crisi di panico incontrollabile. La malattia è grave solo se l’oggetto della fobia è tale da impedire al paziente, una normale vita di relazione e di lavoro. La paura del luoghi aperti per esempio può costringere il paziente in casa; la paura dei luoghi chiusi può impedire l’accesso a locali ristretti o a mezzi di trasporto quali il treno, l’automobile, l’aereo, etc. Le nevrosi fobiche non cedono facilmente al trattamento psicoterapico tradizionale. Qualche successo si è avuto con i trattamenti basati sulle teorie comportamentali, incentrati sulla “”assuefazione”" del paziente alla presenza dell’oggetto della fobia. Il trattamento farmacologico, quando necessario, si avvale di farmaci antidepressivi, che talora hanno un buon effetto. Molti pazienti affetti da fobia sono però così ben compensati da non necessitare di alcun trattamento.· La nevrosi ossessiva. La nevrosi ossessiva (detta anche nevrosi di compulsione) è caratterizzata da idee ricorrenti (ossessioni) o da atti obbligati, ripetuti, stereotipati (compulsioni). L’ossessione è una compulsione “”mentale”"; i due sintomi sono pertanto analoghi. Un esempio di una idea ossessiva può essere la convinzione di infettarsi, di contrarre malattie stringendo la mano ad altre persone. La corrispondente compulsione (atto obbligato) potrebbe consistere nel lavarsi continuamente le mani per evitare l’infezione. Quando il paziente non può mettere in atto il proprio comportamento compulsivo, va incontro all’insorgenza di ansia; l’esecuzione dell’atto stereotipato determina invece una scomparsa almeno temporanea della sintomatologia ansiosa. Si tratta di una delle più gravi forme nevrotiche, in quanto difficile da trattare sia con la psicoterapia che con i farmaci. I pazienti affetti da queste forme spesso abusano di alcool o di farmaci; molti inoltre non riescono a condurre una vita normale in quanto sono troppo condizionati dalla presenza dei sintomi della malattia. La terapia farmacologica si ferma a rimedi aspecifici come gli antidepressivi o gli ansiolitici, che non determinano nella maggior parte dei casi un miglioramento significativo. · La nevrosi isterica. L’isteria è anche nota con il termine “”nevrosi di somatizzazione”". I pazienti affetti da questa forma si presentano di solito come pazienti “”organici”". I sintomi sono di solito complicati e fanno pensare a diverse malattie, senza dare peraltro gli elementi necessari per porre una diagnosi di certezza. I sintomi sono spesso contradditori fra di loro e questi pazienti possono rappresentare dei veri e propri rompicapo diagnostici se non si pensa alla possibilità di una manifestazione isterica. I sintomi presentati dal paziente possono essere diversi, ma di solito riguardano un solo “”sistema”" corporeo, che spesso è il sistema nervoso. Il paziente può presentarsi con una cecità completa o parziale, ma con distribuzione atipica dei campi ciechi; con una afonia completa ed improvvisa; con paralisi muscolari la cui distribuzione sfugge ad una sistematizzazione su base anatomica. É proprio la atipicità dei sintomi che spesso spinge il medico a sospettare una forma isterica (detta anche “”di conversione”" in quanto converte, per l’appunto, l’ansia in un sintomo somatico preciso). Il paziente si presenta in genere depresso, con una storia precedente di malattie “”strane”", non diagnosticate né trattate con precisione, talora guarite da sé solo per lasciare spazio a nuovi sintomi. Talora i pazienti isterici tentano il suicidio; è raro che il tentativo vada a segno. Analogamente ad altri sintomi isterici, sembra che anche i tentativi di suicidio di questi pazienti rappresentino più che altro un tentativo del tutto inconscio di attirare su di sé l’attenzione degli altri. Il paziente non cerca realmente la morte, ed è per questo che i suoi tentativi di suicidio falliscono quasi sempre. La psicoterapia è poco efficace per abbandono della stessa da parte del paziente.

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