Malattie della tiroide: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

La patologia della tiroide comprende: le malformazioni congenite (aplasia, cisti, etc.), traumi, fistole, il gozzo, l’ipertiroidismo, l’ipotiroidismo, il morbo di Basedow, i processi infiammatori (tiroiditi), ipotiroidismo infantile (cretinismo), noduli, tumori. Questi ultimi possono essere benigni (adenomi) o maligni (epiteliomi, sarcomi, emangioendoteliomi) con metastasi nei linfonodi, nei polmoni e nelle ossa. L’asportazione della tiroide (tiroidectomia) trova indicazione nella cura dell’ipertiroidismo refrattario alle cure mediche, del gozzo, di alcune tiroidi acute e croniche, dei tumori. Si distingue in tiroidectomia parziale o totale, in rapporto all’estensione dell’ablazione della ghiandola. Si esegue in anestesia generale, attraverso una incisione a collare praticata anteriormente, alla base del collo, seguendo le linee cutanee, in modo da formare una cicatrice estetica. La ghiandola può essere rimossa parzialmente o interamente.

L’esame della tiroide, oltre ai reperti dati dall’ispezione, dalla palpazione, etc., di qualche importanza solo nel caso di gozzo semplice o vascolare, si avvale dei metodi di ricerca funzionali comprendenti la determinazione del metabolismo basale e della prova di fissazione dello iodio radioattivo. Quest’ultima prova si esegue somministrando per bocca una quantità determinata di sostanza (dose tracciante) e dosando poi la quantità di radioelemento escreto con le urine o esaminando con un contatore la quantità di elemento trattenuto nelle ghiandole. Altra analisi funzionale è data dalla iodemia, cioè dal dosaggio dello iodio nel sangue. Lo studio radiologico si avvale della stratigrafia e della scintigrafia.

Sintomi delle malattie della tiroide

Ipertiroidismo:  perdita di peso nonostante l’incremento dell’appetito; aumento della frequenza cardiaca, ipertensione, incremento del nervosismo con sudorazione eccessiva; aumento delle scariche intestinali, talvolta con diarrea; debolezza muscolare, tremori alle mani; comparsa di gozzo.

Ipotiroidismo: letargia, rallentamento dei processi mentali; riduzione della frequenza cardiaca; aumentata sensibilità al freddo; formicolii o insensibilità alle mani; – comparsa di gozzo.

Tiroidite subacuta: dolore da lieve a intenso a livello della tiroide; la tiroide sembra dolente al tatto; dolore alla deglutizione o quando si gira la testa; comparsa di questi sintomi subito dopo un’infezione virale come l’influenza, la parotite, il morbillo.

Rivolgetevi al medico se…

Avete la febbre, siete agitati, delirate, con tachicardia; potreste avere una crisi di tireotossicosi, una complicanza improvvisa e pericolosa dell’ipertiroidismo. Sentite freddo intenso, presentate sonnolenza e letargia; potreste avere un coma da mixedema, una complicanza improvvisa e pericolosa dell’ipotiroidismo che causa perdita della conoscenza e può anche essere talvolta fatale.

Descrizione delle malattie della tiroide

La tiroide influenza la maggior parte dei processi metabolici dell’organismo attraverso gli ormoni da essa prodotti.

Le malattie della tiroide possono variare da un piccolo gozzo innocuo che non necessita di trattamento al cancro potenzialmente pericoloso per la vita. I problemi più frequenti si associano ad una produzione anormale di ormoni. Un eccesso di questi causa una patologia nota come ipertiroidismo. L’insufficiente produzione ormonale porta invece al cosiddetto ipotiroidismo. Le quattro paratiroidi si trovano vicino alla tiroide e funzionano in modo indipendente da essa svolgendo un ruolo importante nella regolazione dei livelli ematici del calcio, necessario per la crescita e la buona salute delle ossa e dei denti. Lo squilibrio nella secrezione ormonale può causare iperparatiroidismo o ipoparatiroidismo, che possono avere effetti opposti sullo sviluppo dell’osso. Sebbene gli effetti possano essere spiacevoli, la maggior parte dei problemi della tiroide non è grave se correttamente diagnosticata e trattata.

Tiroidite

Infiammazione della ghiandola tiroide.

Le diverse forme di tiroidite si distinguono soprattutto in base all’origine, ai sintomi, alle caratteristiche anatomopatolo giche e all’evoluzione. La diagnosi si basa sull’esame clinico e sulla scintigrafia.

La tiroidite linfocitaria cronica, o tiroidite di Hashimoto, la più frequente, colpisce soprattutto le donne. Di origine autoimmune, è caratterizzata da un gozzo molto duro, dalla presenza di anticorpi antitiroidei e dalla possibile evoluzione verso l’ipotiroidismo (diminuzione della secrezione di ormoni tiroidei, che si manifesta con rallentamento del ritmo cardiaco e dell’attività psichica, ispessimento della pelle del viso e del collo, colorito pallido). Il trattamento richiede l’assunzione quotidiana di tiroxina (T4).

Tiroidite subacuta di De Quervain

Infiammazione subacuta della tiroide legata a infezione di tipo virale delle vie respiratorie.
È caratterizzata dalla comparsa di cellule giganti multinucleate nella zona colloidale che portano allo sviluppo di granulomi, febbre, agitazione, mialgia diffusa, dolori e ipertrofia della ghiandola.
Colpisce soprattutto gli uomini dopo i 50 anni.
L’eziologia è sconosciuta.

Probabilmente di origine virale, si manifesta in modo improvviso con forte dolore della parte anteriore del collo, spesso associato a una sindrome influenzale (febbre, stanchezza) e ipertiroidismo (aumento della secrezione di ormoni tiroidei) transitorio. La tiroide appare ingrossata, dura e dolorante alla palpazione. Il gozzo è variabile da un soggetto all’altro e da un esame all’altro. Il trattamento si basa sulla somministrazione di acido acetilsalicilico o, nelle forme gravi, sulla corticoterapia. La malattia evolve spontaneamente verso la guarigione in 6 settimane circa.

Tiroidite post partum

Di origine autoimmune, è rara e caratterizzata dalla com parsa, dopo il parto, di moderato ipertiroidismo con gozzo e assenza di fissazione dello iodio da parte della tiroide. La guarigione si verifica spontaneamente in 2-4 mesi, talvolta dopo una fase di ipotiroidismo transitorio.

Tiroidite acuta di origine infettiva

Molto rara, è conseguente a un’infezione da parte di uno stafilococco, di uno streptococco o del bacillo di Koch (agente della tubercolosi). Si manifesta con un ascesso della tiroide, doloroso, che è necessario drenare chirurgicamente e trattare con terapia antibiotica.

Tiroidite fibrosa di Riedel

Di origine sconosciuta, è rarissima e può evolvere verso l’asfissia in assenza di un intervento chirurgico che elimini la compressione della trachea.

Tiroidite di hashimoto

Patologia cronica della tiroide, su base autoimmunitaria, caratterizzata dal progressivo sviluppo di gozzo. Istologicam ente si riscontra una diffusa infiltrazione linfocitaria. La progressiva sostituzione del tessuto fibrosclerotico con quello parenchimale determina a lungo termine un quadro clinico di ipotiroidismo. Si riscontra più comunemente nelle donne di età compresa tr a i 30 e i 50 anni.

Nodulo della tiroide

Tumefazione localizzata della ghiandola tiroide. La presenza di uno o più noduli nella tiroide, in genere benigni, è molto frequente, soprattutto nella donna.

Un nodulo della tiroide non comporta quasi mai sintomi e viene scoperto fortuitamente, mediante palpazione o durante un’ecografia cervicale. Se è voluminoso, provoca problemi cervicali, mentre più rari sono i disturbi alla voce o alla deglutizione e il fastidio respiratorio.

L’ecografia, oltre a essere utile per precisare la natura solida, cistica o mista (semiliquida) del nodulo, è in grado di evidenziare altri piccoli noduli impalpabili. La scintigrafia, sempre necessaria, valuta la fissazione dello iodio sul nodulo e l’aspetto del resto del parenchima (tessuto funzionale tiroideo). Un nodulo che fissa lo iodio meno del tessuto circostante è detto freddo; uno che lo fissa di più è invece detto caldo.

Un nodulo freddo, solido o misto, è quasi sempre benigno (90% circa dei casi). L’esame microscopico del contenuto del nodulo in seguito ad agoaspirato permette di porre la diagnosi. L’ablazione chirurgica non è sistematica per ogni nodulo freddo, ma dipende dalla sua eventuale malignità.

Un nodulo caldo implica un rischio di ipertiroidismo (aumento della secrezione degli ormoni tiroidei, con tachicardia, tremore, termofobia e dimagrimento). Il trattamento è sistematico: ablazione del nodulo e radioterapia metabolica (somministrazione di una dose unica di iodio 131).

Il monitoraggio clinico o ecografico del nodulo deve essere regolare (annuale).

La prognosi dei noduli è eccellente.

Cancro della tiroide

Cancro che colpisce la ghiandola tiroide sotto forma di adenocarcinoma (a carico del tessuto ghiandolare) o, più raramente, carcinoma (a carico dell’epitelio).

Gli adenocarcinomi differenziati possono essere di tipo papillare o vescicolare, a seconda del loro aspetto al microscopio. La struttura ghiandolare è conservata, così come la funzione endocrina (secrezione di tireoglobulina). L’esposizione a radiazioni ionizzanti rappresenta un fattore predisponente.

I tumori anaplastici indifferenziati colpiscono soprattutto gli anziani; in questo caso la struttura ghiandolare non viene conservata.

Le forme di cancro midollare della tiroide si sviluppano a spese delle cellule C di questa ghiandola e sono molto più rare.

I segni rivelatori possono essere un nodulo tiroideo, percepibile alla palpazione, ma che non si manifesta con altri sintomi, un aum ento di volume dei linfonodi del collo o un gozzo preesistente, segni di compressione (disturbi della voce o della deglutizione). Un cancro della tiroide viene eccezionalmente rivelato da metastasi polmonari o ossee.

L’ecografia permette di visualizzare un nodulo e di stimarne dimensioni e natura (liquida, solida o mista); in questa fase può essere individuato anche un coinvolgimento linfonodale. Tuttavia l’esame decisivo è la biopsia del nodulo, che precisa il carattere maligno, benigno o sospetto. L’esame anatomopatologico del tumore dopo la sua ablazione conferma la diagnosi.

Il trattamento degli adenocarcinomi differenziati associa, nella gran parte dei casi, la chirurgia (ablazione totale della tiroide e dei linfonodi del collo eventualmente colpiti) e, dopo alcune settimane, la somministrazione di una dose di iodio radioattivo per distruggere i residui tiroidei. Per compensare l’assenza di secrezione degli ormoni tiroidei, è prescritto a vita un trattamento sostitutivo di tiroxina. La sorveglianza di questo trattamento è clinica e biologica (in particolare, dosaggio ematico della tireoglobulina).

Il trattamento dei tumori anaplastici indifferenziati si basa su chirurgia e radioterapia.
La prognosi dei tumori differenziati è molto buona, e tanto migliore quanto più il paziente è giovane e il tumore ben differenziato. Al contrario, la prognosi di un cancro anaplastico indifferenziato nel soggetto anziano è generalmente riservata.

Cancro midollare della tiroide

Cancro della tiroide che si sviluppa a partire dalle cellule C di questa ghiandola, secernenti la calcitonina (ormone che contribuisce alla regolazione del tasso di calcio nel sangue).

Il cancro midollare della tiroide, raro, rappresenta soltanto il 3-10% dei tumori della tiroide. È un adenocarcinoma (cancro del tessuto ghiandolare).

Nel 30% dei malati si tratta di una forma familiare e, in questo caso, può essere isolato o parte di una neoplasia endocrina multipla di tipo II (MEN II, malattia ereditaria caratterizzata da iperattività di varie ghiandole endocrine). Il gene implicato nelle forme familiari è stato oggi identificato (gene RET). In tutti gli altri casi, questo tumore maligno insorge senza predisposizione familiare ed è isolato.

I segni rivelatori possono essere la presenza di un nodulo tiroideo percepibile alla palpazione, più raramente sintomi dovuti a una secrezione eccessiva di calcitonina: diarrea o vampate di c alore.
La scoperta di metastasi polmonari o ossee può talvolta precedere quella del cancro midollare della tiroide.

L’ecografia cervicale permette di contare i noduli, valutarne la grandezza e individuare un eventuale coinvolgimento linfonodale.
Tuttavia, la diagnosi è basata soprattutto sul dosaggio ematico della calcitonina, che rivela una concentrazione più elevata del nor male, a volte dopo prove di stimolazione con la pentagastrina (derivato sintetico della gastrina, ormone secreto dallo stomaco). Oggi è possibile eseguire una diagnosi genetica precoce, mediante la ricerca di una mutazione del gene RET.

Il trattamento è chirurgico e consiste nell’ablazione della t iroide e dei linfonodi del collo eventualmente coinvolti. Un trattamento sostitutivo, con somministrazione di tiroxina, viene prescritto per tutta la vita e seguito con controlli periodici mediante dosaggi ematici. La prognosi dipende dalla precocità della diagnosi.

Nelle famiglie affette da neoplasia endocrina multipla, la pre senza di un cancro midollare della tiroide può essere individuata sin dalla nascita, mediante esami genetici o biologici, grazie alla prova di stimolazione con pentagastrina. Nel bambino si può procedere a un trattamento chirurgico preventivo (tiroidectomia totale profilattica).

Atireosi

Assenza congenita della ghiandola tiroide. Questa affezione, estremamente rara, determina ipotiroidismo (insufficienza della secrezione ormonale tiroidea) precoce, sin dai primi giorni di vita.
La causa di questa anomalia è sconosciuta, ma accade spess o che vi sia trasmissione ereditaria familiare.

Il deficit tiroideo durante la vita intrauterina non condiziona la crescita, perché il feto beneficia della secrezione tiroidea della madre: la statura, il peso e la circonferenza cranica del neonato senza tiroide sono normali. Soltanto la maturazione ossea può essere ritardata di 6-8 settimane.

Per contro, se dopo la nascita l’ipotiroidismo non viene diagnosticato in tempo, può verificarsi un ritardo della crescita, della maturità sessuale e dello sviluppo cerebrale. Nel neonato, la ricerca sistemica dell’ipotiroidismo mediante test che misurano il tasso degli ormoni tiroidei nel sangue consente di formulare una diagnosi pre coce.
Nel caso, viene iniziato immediatamente un trattamento supp letivo a base di L-tiroxina (ormone tiroideo), che dovrà essere seguito dal paziente per tutta la vita. La prognosi di questa anomalia, se diagnosticata e trattata tempestivamente, è eccellente.

Cause delle malattie della tiroide

Tutte le forme di ipertiroidismo dipendono dall’eccessiva produzione di ormoni e la malattia presenta aspetti diversi: nella malattia di Graves la causa dell’eccessiva secrezione di ormoni è una malattia autoimmune (vedi alla voce Disturbi del Sistema immunitario). Altre volte, un nodulo, chiamato adenoma tossico, può svilupparsi all’interno della ghiandola e stimolare la secrezione di ormoni tiroidei, alterando l’equilibrio naturale dell’organismo; alcune forme di gozzo possono essere caratterizzate da un gran numero di questi noduli.

Nella tiroidite subacuta, l’infiammazione causa il rilascio di un’eccessiva quantità di ormoni, determinando un temporaneo ipertiroidismo. Sebbene raro, l’ipertiroidismo si può instaurare anche per un malfunzionamento della ghiandola pituitaria o per una neoformazione tumorale nella tiroide. L’ipotiroidismo, al contrario, dipende dalla secrezione di ridotte quantità di ormoni. Dal momento che la produzione di energia da parte dell’organismo dipende dalla presenza di un’adeguata quantità di ormoni tiroidei, un calo dei valori ematici ormonali porta ad una riduzione dell’energia.

Una causa frequente di ipotiroidismo è la tiroidite di Hashimoto, una malattia autoimmune nella quale il tessuto della tiroide viene sottoposto all’attacco da parte delle proteine (anticorpi) del sistema immunitario.

L’ipotiroidismo può anche verificarsi quando la tiroide viene asportata chirurgicamente o distrutta in modo chimico in seguito al trattamento per l’ipertiroidismo. Se il paziente viene esposto ad eccessive quantità di iodio, anche proveniente da una fonte occulta come alcuni farmaci per il raffreddore e la sinusite o da alcuni reagenti per analisi mediche, può avere un rischio aumentato di sviluppare l’ipotiroidismo, soprattutto se nel passato aveva già presentato problemi della tiroide. Se non trattato, dopo un lungo periodo di tempo, l’ipotiroidismo può condurre al coma mixedematoso, una malattia particolarmente rara, che necessita la somministrazione immediata per via endovenosa di ormoni.

L’ipotiroidismo sottopone ad un pericolo anche peggiore i neonati e i lattanti, perché la mancanza degli ormoni tiroidei in un organismo nelle prime fasi del suo sviluppo può comportare l’insorgenza di ritardo mentale e ritardo della crescita. Al giorno d’oggi, la maggior parte dei lattanti viene sottoposta ad uno screening dei livelli di ormoni tiroidei già alla nascita; se si riscontra ipotiroidismo, il trattamento viene intrapreso immediatamente. Nei lattanti, come negli adulti, questa malattia può essere dovuta a disfunzioni dell’ipofisi, a malfunzionamento della tiroide oppure all’assenza congenita della ghiandola.

In questo caso, il lattante è stranamente calmo e appare poco attivo, ha scarso appetito e dorme per periodi di tempo eccessivamente prolungati. Sebbene il cancro della tiroide, dopo il cancro dell’ovaio, sia la forma neoplastica più frequente del sistema endocrino, è però abbastanza raro. I soggetti che hanno ricevuto radioterapia al capo e al collo nei primi anni di vita, talvolta come trattamento dell’acne, tendono a sviluppare il tumore tiroideo con maggior frequenza.

Diagnosi delle malattie della tiroide

La diagnosi di ipertiroidismo e quella di ipotiroidismo vengono fatte esaminando i livelli ormonali nel sangue. Si analizzano sia i livelli degli ormoni prodotti direttamente dalla tiroide che i livelli dell’ormone (TSH), rilasciato dall’ipofisi, che stimola la produzione ormonale tiroidea.

Nell‘ipotiroidismo le quantità di TSH che circolano nel sangue sono più elevate perché l’organismo cerca di stimolare l’aumento della produzione di ormoni tiroidei; si verifica la situazione contraria nell’ipertiroidismo, nel quale i livelli di TSH sono inferiori rispetto al normale e i livelli circolanti di ormoni tiroidei sono alti. Per stabilire le cause dell’ipertiroidismo, spesso vengono utilizzate analisi che comportano l’utilizzo di iodio radioattivo per misurare la quantità di iodio assorbito dalla tiroide durante un periodo di tempo stabilito. Lo iodio è il composto chiave per la formazione degli ormoni tiroidei e quindi la quantità di questa sostanza assorbita dalla ghiandola è un indicatore affidabile di quanto ormone stia producendo. Per questa analisi, il paziente deve ingerire una piccola quantità di iodio radioattivo sotto forma di un liquido o di una capsula.

Dopo un tempo prestabilito, il medico utilizza uno strumento che misura quanto iodio radioattivo si è accumulato nella tiroide. Se questo test indica che la ghiandola capta una quantità eccessiva di iodio sarà necessario eseguire uno studio approfondito dell’assorbimento dello iodio radioattivo. Con questa ulteriore procedura, il medico usa una pellicola speciale per creare una figura che mostra l’esatta localizzazione dello iodio radioattivo nella tiroide.

Con queste scansioni, per esempio, si potrà vedere se lo iodio viene accumulato in adenomi, suggerendo che i noduli sono responsabili dell’eccesso ormonale. Se, invece, le immagini mostrano che lo iodio si distribuisce in modo uniforme nel tessuto, significa che tutta la ghiandola è implicata nell’eccessiva produzione ormonale. Viene anche suggerito di controllare la temperatura basale (a riposo) dell’organismo. Per misurare correttamente la temperatura basale, è necessario seguire rigorosamente alcune indicazioni: agitare il termometro alla sera fino a che indica meno di 37 °C e metterlo in una posizione che sia facilmente raggiungibile stando a letto. La mattina successiva, prima di alzarsi, misurare la temperatura ascellare per 10 minuti, stando il più fermi possibile. Tenete un diario della temperatura per almeno 3 giorni.

Le donne dovrebbero misurare la temperatura durante le prime due settimane del ciclo mestruale, perché può aumentare durante la seconda fase del ciclo. La temperatura basale normale dell’organismo è tra i 36 ed i 37 °C. Se la temperatura è considerevolmente più bassa, potreste avere una forma lieve di ipotiroidismo. Se avete uno o più adenomi, il medico vi chiederà di tenere un diario preciso di quando sono stati trovati per la prima volta e di come si stanno sviluppando, dal momento che non tutti gli adenomi inducono la produzione di eccessive quantità di ormoni tiroidei. Infatti, la maggior parte di questi noduli non è maligna, soprattutto se rimane delle stesse dimensioni per lunghi periodi di tempo. Il tessuto neoplastico, al contrario, cresce rapidamente.

I noduli che compaiono improvvisamente sono tipicamente delle cisti piene di liquido e sono spesso benigni. Se i test ematici indicano che i noduli stanno producendo grandi quantità di ormoni e compaiono dei sintomi, può essere necessario il trattamento per una forma di ipertiroidismo. In ogni caso, è necessario fare controlli periodici in caso vi sia un nodulo della tiroide, perché c’è la possibilità che si sviluppi in futuro un ipertiroidismo. Se le analisi del sangue mostrano elevati livelli ormonali, il medico richiederà ulteriori indagini compresi i test e le scansioni per l’assorbimento dello iodio radioattivo che servono per stabilire se i noduli sono “caldi” o “freddi”.

I noduli caldi catturano grandi quantità di iodio e raramente sono maligni. I noduli freddi mostrano basse concentrazioni di iodio, indicando una possibile forma neoplastica con necessità di ulteriori indagini. Una particolare forma di cancro della tiroide può essere diagnosticata attraverso una semplice analisi del sangue che misura i livelli di un ormone implicato nella formazione delle ossa. Nella maggior parte dei casi, comunque, i medici richiederanno una biopsia della tiroide che consiste nell’aspirazione di una quota di cellule da un nodulo sospetto attraverso un sottile ago per stabilire se è maligno.

Palpazione della tiroide

Nell’esame obiettivo del capo e del collo la palpazione non riveste un ruolo fondamentale, essendo in questo campo più importanti momenti quali la semplice ispezione o l’ascoltazione (per la rilevazione della presenza di eventuali soffi vascolari in regione carotidea, per esempio). La palpazione risulta utile per esaminare le condizioni della tiroide. Spesso questa ghiandola sita nel collo si ingrossa soltanto lievemente, e la tumefazione non è rilevabile alla semplice ispezione. Nel caso invece la tumefazione sia evidente, la palpazione può controllare le dimensioni e la consistenza della massa presente a livello del collo e confermare la sua presumibile origine tiroidea. La palpazione della tiroide si esegue con il paziente seduto ed il medico, in piedi, posto alle sue spalle. Le mani dell’esaminatore sono poste attorno al collo del soggetto, in modo che le dita vadano a toccare e a circondare la regione tiroidea. A questo punto è già possibile, in presenza di una tumefazione significativa, avvertirne la presenza sotto le dita e valutarne i caratteri di consistenza, di superficie, etc. Si invita poi il paziente a deglutire un poco di saliva, sempre mantenendo le dita in posizione. Se la massa che si avverte segue i movimenti di elevazione e di discesa della laringe durante la deglutizione con ogni probabilità è di origine tiroidea; se questo non accade bisogna pensare ad una massa di altra natura, per esempio una tumefazione dei linfonodi del collo.

Terapia e cura delle malattie della tiroide

Se i problemi della tiroide sono scatenati da variazioni dei livelli ormonali, sia i trattamenti convenzionali che alternativi offrono numerosi metodi per ottenere un riequilibrio.

Medicina convenzionale

Il trattamento dell’ipertiroidismo si basa sulla necessità di inibire la produzione ormonale, mentre l’ipotiroidismo richiede trattamento sostitutivo. La medicina convenzionale offre tecniche estremamente efficaci per ridurre, eliminare, o aumentare la produzione ormonale, che può essere ridotta o completamente bloccata con il trattamento con iodio radioattivo, con farmaci antitiroidei oppure con l’intervento chirurgico. Se il medico stabilisce che il trattamento migliore prevede sostanze radioattive, il paziente dovrà deglutire compresse o sciroppi contenenti il radioattivo in quantità tali da danneggiare le cellule della tiroide e quindi limitare o distruggere la loro capacità di produrre gli ormoni.

Talvolta è necessario più di un trattamento per ripristinare i livelli normali e molti pazienti poi possono sviluppare un ipotiroidismo come complicanza di questa procedura. Con farmaci antitiroidei come il propiltiouracile o il metimazolo, che di solito vengono somministrati sotto forma di compresse, i primi segni di scomparsa dei sintomi dell’ipertiroidismo divengono evidenti dopo circa 68 settimane, quando gli ormoni già presenti nell’organismo cominciano a ridursi e contemporaneamente il farmaco ne limita la produzione di nuovi da parte della tiroide.

La durata del trattamento è di circa 1 anno, al termine del ciclo terapeutico, il paziente sarà sottoposto a visite mediche periodiche per assicurarsi che la patologia non recidivi.

L’intervento chirurgico è spesso indicato negli individui al di sotto dei 45 anni d’età, quando l’ipertiroidismo è causato da adenomi tossici perché questi noduli tendono ad essere resistenti al trattamento con lo iodio radioattivo. Dopo l’asportazione chirurgica del tessuto patologico, i livelli ormonali ritornano alla norma entro poche settimane. La tiroidite subacuta può scatenare una forma temporanea di ipertiroidismo, ma di solito non è necessario un trattamento specifico e il dolore associato all’infiammazione può essere alleviato con il paracetamolo o l’acido acetilsalicilico. Se questi non sono sufficienti, il medico potrà prescrivere prednisone o desametazone per brevi periodi di tempo. Entrambi questi farmaci possono favorire l’insorgenza di ulcere gastriche e decalcificazione ossea e quindi è importante chiedere al medico eventuali supplementazioni con calcio.

L’ipotiroidismo richiede una terapia ormonale sostitutiva che duri per tutta la vita. Nessuna procedura chirurgica e nessun farmaco convenzionale sono in grado di aumentare la produzione degli ormoni una volta che la ghiandola è danneggiata. Sono disponibili ormoni estratti dagli animali, ma di solito il medico prescrive le forme sintetiche come la levotiroxina. Gli effetti collaterali sono rari, ma alcuni pazienti riferiscono nervosismo, oppure dolori al petto durante l’assunzione di questi farmaci; di solito è sufficiente ridurre i livelli del farmaco per alleviare gli effetti collaterali spiacevoli. Se il paziente è già in trattamento con antidepressivi triciclici, anticoagulanti, la digitale, oppure se affetto da diabete, è importante discutere con lo specialista tutte le possibili interazioni tra i farmaci e le eventuali complicanze.

Il cancro della tiroide di solito comporta la rimozione chirurgica sia del tessuto neoplastico che dell’intera ghiandola, una procedura chiamata tiroidectomia. Se il tumore ha già dato metastasi, deve essere asportato chirurgicamente qualsiasi altro tessuto che è stato colpito come, ad esempio, i linfonodi del collo.

Scelte alternative

Sebbene le scelte alternative disponibili per queste patologie non riescano a bloccare completamente o a sostituire gli ormoni tiroidei, vengono spesso utilizzate per rafforzare la tiroide oppure per alleviare alcuni dei disturbi.

Erbe cinesi

Molte miscele a base di erbe possono ridurre i sintomi dell’ipertiroidismo: ad esempio, una combinazione di liquirizia (Glycyrrhiza uralensis), di bupleurum (Bupleurum chinense) e di ossa di drago oppure una miscela di bupleurum e peonia. Consultate un esperto per ulteriori indicazioni su queste erbe.

Fitoterapia

Per alleviare i sintomi dell’ipertiroidismo, utilizzate 3 volte al giorno una tintura a base di 4 parti di Lycopus, 2 parti di cardiaca (Leonurus cardiaca), 2 parti di scutellaria (Scutellaria spp) e 1 parte di biancospino (Crataegus spp). Per l’insonnia causata dall’ipertiroidismo, preparate una tintura con parti uguali di valeriana (Valeriana officinalis) e di passiflora (Passiflora incarnata): assumetela mezz’ora prima di andare a letto.

Per l’ipotiroidismo preparate un infuso a base di Fucus vesiculosus, che migliora la funzionalità tiroidea. Versate una tazza di acqua bollente su 2 cucchiaini di erba e lasciate in infusione per 10 minuti prima di berne 3 volte al giorno. Può essere assunta sotto forma di capsule 3 volte al giorno.

Stile di vita

Fare esercizio fisico aerobico per 15-20 minuti ogni giorno è un modo eccellente per mantenere una buona funzionalità tiroidea. L’attività fisica regolare è particolarmente importante nei pazienti con ipotiroidismo. Fate un controllo dal medico prima di iniziare il programma di attività.

Nutrizione e dieta

Per l’ipotiroidismo, è importante evitare i cibi che interferiscono con la produzione degli ormoni tiroidei: cavoli, pesche, germogli di soia, spinaci, arachidi e ravanelli. Per stimolare la produzione tiroidea: vitamina C, vitamina E, riboflavina (vitamina B2), zinco, niacina (vitamina B3), piridoxina, (vitamina B6), tirosina. In caso di ipertiroidismo, assumere i cibi sopra elencati può aiutare a ridurre la produzione di ormoni tiroidei.

Yoga

Per molti individui, la posizione ”verticale sulle spalle”, se praticata per alcuni minuti almeno una volta al giorno, può migliorare la funzionalità tiroidea nel suo complesso. Sdraiatevi sulla schiena e sollevate le gambe e le anche dal pavimento. Sostenendo le anche con le mani, estendete le gambe in verticale. Fate scivolare le mani lungo il torace verso le spalle con i pollici rivolti verso il davanti e le altre dita verso il dietro. Accertatevi sempre che il peso del corpo venga sostenuto dalle spalle e non dal collo e dalla testa.

Struma di Riedel

Forma di tiroidite cronica caratterizzata da intensa e progressiva fibrosi della ghiandola tiroide, che presenta consistenza lignea e appare povera di cellule. Si manifesta in genere con un progressivo aumento di volume del collo, spesso asimmetrico e associato a fenomeni compressivi (disfagia e dispnea, con senso di soffocamento).

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