Le lussazioni sono lesioni delle articolazioni caratterizzate dalla perdita permanente dei normali rapporti fra i capi ossei che prendono parte all`articolazione stessa. Si distinguono lussazioni traumatiche e lussazioni non traumatiche, derivanti da displasie (vedi)
Nella lussazione della spalla, la testa dell’omero si sposta e fuoriesce dalla cavità glenoidea della scapola.Spostamento delle due estremità ossee di un’articolazione, che porta alla perdita del normale contatto delle due superfici articolari.
Le articolazioni più spesso colpite sono quelle degli arti superiori (spalla, gomito, dita), tuttavia anche il ginocchio, le vertebre e l’anca possono lussarsi in seguito a un incidente violento. La lussa zione è imputabile a uno shock o a un movimento forzato, molto più raramente a una malformazione (lussazione congenita dell’anca). Si parla di lussazione parziale, o sublussazione, quando l’osso uscito di sede scivola lateralmente, conservando tuttavia un certo contatto con il secondo osso dell’articolazione. Si parla invece di lussazione completa se le due ossa hanno perso ogni contatto. Quando lo spostamento è di notevole entità, alcuni legamenti vicini alla capsula articolare possono risultare lesi.
Sintomi della lussazione
I sintomi di una lussazione sono caratteristici: dolore, deformazione dell’articolazione e impossibilità di muoverla. Le indagini radiografiche permettono di confermare la diagnosi. Una lussazione può essere associata alla frattura di una delle due ossa.
Può inoltre complicarsi a breve termine, dando luogo a compressione delle arterie e dei nervi vicini o, nel caso delle vertebre, del midollo spinale. Una lussazione di vecchia data può tornare a manifestarsi in occasione di traumi o di una riduzione progressiva dei movimenti: in tal caso si parla di lussazione recidivante.
Terapia e cura della lussazione
Si basa sulla riduzione (riposizionamento in sede) delle due ossa, eseguita d’urgenza in ospedale; questa operazione può essere ortopedica (con manovre esterne) o, talvolta, chirurgica. In seguito l’articolazione viene immobilizzata, per dare alle capsule e ai legamenti il tempo di cicatrizzare: 2-3 settimane per una piccola articolazione, 1 mese per la lussazione dell’anca, la quale peraltro richiede la messa in trazione della gamba. Molto più grave e rara, la lussazione del ginocchio, che determina la rottura di tutti i legamenti dell’articolazione, richiede la riparazione chiru rgica e l’immobilizzazione dell’arto inferiore per circa 6 settimane.
Trascorso questo periodo, il paziente può riprendere a camminare, dapprima con il sostegno di grucce, poi, a distanza di circa 2 mesi dall’incidente, senza appoggio. Sequele di frequente riscontro sono la rigidità o, al contrario, l’instabilità del ginocchio.
Riduzione
Quando i rapporti anatomici normali di un segmento corporeo (sia un osso o un`articolazione che un viscere) vanno perduti, a causa di alterazione di vario tipo, ci si avvale di una metodica di ripristino, che viene appunto chiamata riduzione.
Riduzione delle lussazioni
Si ricorre alla pratica riduttiva anche in caso di lussazione o slogatura, ovvero nei casi in cui si ha una lesione articolare, a seguito di un traumatismo per lo più indiretto che provoca nell’articolazione un movimento diverso da quello normale, oppure un movimento normale ma che supera i limiti fisiologici consentiti all’articolazione stessa. Poiché una volta cessato il traumatismo, i capi articolari anziché riprendere i loro rapporti normali rimangono definitivamente disgiunti, è necessario un intervento tempestivo che consiste nella riduzione della lussazione e nella successiva immobilizzazione dell’articolazione. La precocità dell’intervento è il fattore più importante per assicurare il successo della cura: infatti, quando la lussazione risale già a qualche giorno, l’estremità articolare lussata contrae aderenze con i tessuti vicini, la lacerazione della capsula articolare tende a restringersi e a cicatrizzarsi, i muscoli più vicini all’articolazione si retraggono. Tutti questi elementi contribuiscono a rendere più difficile e talvolta impossibile una riduzione che invece nelle prime ore sarebbe stata eseguita con facilità.
Lussazioni traumatiche
Le lussazioni traumatiche sono sempre eventi di una certa gravità sia dal punto di vista clinico sia per quanto riguarda la prognosi della lesione. L’apparato legamentario di una grossa articolazione infatti è assai robusto e, per superarne le possibilità di contenzione dei capi ossei, è necessario applicare una forza veramente notevole. Alla fuoriuscita dei capi ossei dalla loro sede naturale si accompagna assai spesso la lacerazione o perlomeno il grave stiramento dell’apparato legamentario e della capsula articolare, strutture dotate di elasticità assai limitata. Oltre ai legamenti ed alla capsula durante una lussazione possono anche venire seriamente danneggiate strutture nervose e vascolari.
In altri casi il trauma provoca una soluzione di continuità dei tessuti molli superficiali ed espone in tal modo il focolaio della lesione (lussazioni esposte); in questi casi il pericolo di infezione è notevolissimo. Lo stesso trauma che causa la lussazione può anche determinare la frattura di uno o più segmenti ossei coinvolti; si parla allora di lussazione-frattura. Si tratta di situazioni gravi, che si riscontrano per esempio nei grandi politraumatismi della strada, e che richiedono interventi chirurgici d’urgenza. Alla guarigione di una lussazione può residuare (e spesso residua) un danno permanente alle strutture di contenzione dei capi ossei originariamente interessati. La capsula articolare infatti ha poca tendenza alla riparazione autonoma, così come i legamenti. Se non si è eseguito un intervento chirurgico è facile che alla lussazione traumatica acuta segua la comparsa della cosiddetta “”lussazione recidivante”", consistente nella tendenza dell’articolazione a lussarsi in seguito all’applicazione di una forza anche lieve. Con “”lussazione abituale”" invece si intende una situazione nella quale i capi ossei perdono i reciproci rapporti con grande facilità, indipendentemente dalla applicazione di forze esterne. Se la lussazione non viene trattata in modo adeguato e tempestivamente, dopo un certo tempo le lesioni anatomiche si stabilizzano e non è più possibile ricostruire l’articolazione per una alterazione irreversibile del sistema capsulo-legamentoso. In questi casi si parla di lussazione inveterata.
Verranno ora descritte le più comuni forme di lussazione traumatica.
La lussazione della clavicola
É di solito determinata da un trauma indiretto, quale la caduta sul moncone della spalla.
Si tratta di una patologia traumatica notevolmente frequente fra gli sportivi, soprattutto fra coloro che praticano sport di contatto come il rugby ed il football americano. L’aspetto della spalla dell’infortunato è del tutto caratteristico; l’estremo laterale della clavicola è sospinto verso l’alto, mentre il peso dell’arto tende a far spostare l’omero e la scapola ad esso unita verso il basso. Il capo della clavicola sporge al disotto della pelle e forma una rilevatezza a forma di gradino che può essere eliminata tramite una lieve pressione (fenomeno detto “”del tasto di piano”"). Il dolore è notevole e l’impotenza funzionale dell’arto leso può essere completa. Spesso si nota un vasto ematoma, derivante dallo spandimento del sangue derivante da uno o più vasi lesi nel corso della lussazione.
La terapia di questa lesione traumatica della articolazione acromio-clavicolare è di solito chirurgica, in quanto la terapia conservativa (fasciatura con immobilizzazione) non ha molte probabilità di successo. L’intervento è piuttosto semplice e consiste nel riunire capi articolari separati tramite infissione di un filo d’acciaio. La semplice ingessatura o addirittura il bendaggio elastico, sono in genere sufficienti in caso di sublussazione dell’articolazione acromio-clavicolare.
La lussazione della spalla
Consiste nella perdita dei rapporti articolari all’interno dell’articolazione scapolo-omerale; si tratta delle più frequenti in assoluto fra le lussazioni traumatiche e di una delle più gravi date le dimensioni dell’articolazione e delle frequenti sequele che ne derivano. Si distinguono due varietà maggiori di lussazione di spalla, a seconda dei nuovi rapporti che si vengono a determinare fra l’omero e la cavità glenoidea: le lussazioni anteriori e le posteriori. Fra le lussazioni anteriori si distinguono poi diverse varietà fra le quali la sottocoracoidea è la più importante e frequente.
Nelle lussazioni anteriori le cause più frequenti sono da ricercare fra le cadute sul gomito o sul palmo della mano, l’abduzione forzata o l’extrarotazione forzata del braccio. Le lussazioni posteriori sono invece di solito riconducibili a cadute sul braccio in intrarotazione. L’aspetto della regione della spalla è diverso a seconda delle varietà della lussazione. Caratteristiche comuni a tutte le varietà sono la presenza di dolore molto intenso, determinato dallo stiramento (quando non dalla vera e propria rottura) dell’apparato legamentoso della articolazione e la completa impotenza funzionale.
Il paziente è sudato, pallido e può collassarsi: regge con mano sana il braccio traumatizzato in una posizione antalgica. Nella lussazione di spalla sono frequenti le lesioni traumatiche del plesso brachiale con conseguenti sequele neurologiche permanenti a carico dei muscoli del braccio colpito. Sono state descritte alcune manovre utili per ridurre la lussazione di spalla, che vanno però eseguite da persone esperte per evitare di peggiorare il già presente danno alle strutture capsulari o, peggio, a quelle nervose.
La manovra cosiddetta “”di Ippocrate”" si esegue a paziente sdraiato supino, ponendo il piede nudo nel cavo ascellare e contemporaneamente tirando con forza l’arto lussato, in abduzione prima e poi in progressiva adduzione. Si tratta di una manovra molto violenta che provoca un dolore lancinante e spesso determina la comparsa di un danno anatomico; tuttavia se non è possibile raggiungere rapidamente un centro attrezzato può essere indicata, per non lasciare a lungo l’articolazione allo stato lussato. Altre manovre classicamente descritte sono molto complesse; si riporta qui ancora quella detta “”del secchio”" in quanto consiste nel porre il malato prono su un tavolo, con il braccio lussato penzolante dal bordo. Dopo avergli posto in mano un secchio (che va naturalmente afferrato per il manico con la mano del lato leso) si riempie gradualmente il secchio con acqua. Il peso del secchio esercita una trazione in direzione adatta a ridurre la maggior parte delle lussazioni. Si tratta di una manovra più consigliabile di quella prima descritta, perché meno violenta e più direttamente controllabile.
Lussazione temporomandibolare
Spostamento in avanti della mandibola nel punto in cui si articola con l’osso temporale.
Questa forma di lussazione può colpire un a sola o entrambe le articolazioni temporomandibolari: nel primo caso di solito è dovuta a uno shock il cui punto d’impatto si trova nella parte bassa della guancia, nel secondo può essere provocata da uno sbadiglio o da un’apertura forzata della bocca (per esempio dal dentista). Particolarmente predisposti sono i soggetti con iperlassità dei legamenti (eccessiva elasticità, di natura costituzionale, che si riscontra spesso nelle donne).
Infine, una prima lussazione ha spesso tendenza a recidivare.
Il soggetto avverte uno scricchiolio davanti all’orecchio, a cui rapidamente si associa dolore, e non è più in grado di chiudere completamente la bocca.
È manuale e consiste nel tentativo di riportare la mandibola nella posizione corretta.
A tale scopo il medico si pone di fronte al paziente e ne prende la mandibola tra pollice e indice, imprimendole una lieve pressione verso il basso (la bocca tende ad aprirsi ancora di più) e poi all’indietro (la bocca si chiude); questa manovra ha l’effetto di ridurre la lussazione.
Lussazione dentaria
Anormale spostamento dei denti nel loro alveolo.
La lussazione dentaria è imputabile a una lesione del legamento dentoalveolare provocata da uno shock. Si traduce in una mobilità anomala, talvolta associata a spostamento del dente, che si infossa nell’alveolo o al contrario sporge eccessivamente. Il trattamento, praticato d’urgenza, consiste nel ricondurre il dente in sede, per poi fissarlo temporaneamente ai denti vicini con un apparecchio.
In caso di spostamento, il medico, dopo avere riposizionato manualm ente il dente, lo devitalizza e inietta nel canale radicolare un prodotto alcalino a base di idrossido di calcio, per prevenire il riassorbimento della radice.
Lussazione congenita dell’anca
La lussazione congenita dell’anca è dovuta a uno spostamento della testa del femore fuori dalla cavità articolare dell’osso iliaco, che la ricopre in maniera incompleta.Malformazione dell’articolazione coxofemorale per cui la cavità cotiloidea dell’osso iliaco, che di norma alloggia la testa del femore, la accoglie solo parzialmente.
La lussazione congenita dell’anca è una malattia ereditaria, di più frequente riscontro nelle bambine e spesso bilaterale. L’articolazione può avere una semplice tendenza alla lussazione oppure essere lussata in permanenza, fenomeno che si manifesta con una certa lassità o instabilità dell’anca.
La ricerca della lussazione congenita dell’anca deve far parte dell’esame clinico cui vengono sottoposti tutti i neonati. Le moderne tecniche di imaging facilitano moltissimo la diagnosi nei casi difficili.
L’ecografia delle anche, che permette di visualizzare la morfologia dell’articolazione, si pratica in modo sistematico quando viene alla luce un’anomalia dell’esame clinico o un fattore predisponente, come un parto podalico.
L’individuazione sempre più precoce della malformazione ha permesso di limitare i casi che richiedono il trattamento chirurgico.
Quando la lussazione viene individuata alla nascita, una particolare tecnica di fasciatura è sufficiente a rimettere definitivam ente l’anca in sede. Il trattamento può inoltre far ricorso ad apparecchi (apparecchio gessato pelvipodalico, maglia tubolare adesiva, cuscino divaricante da applicare nella zona inguinale) che permettono prima di ridurre la lussazione, poi di stabilizzare progressivamente l’anca.
La prescrizione, che spetta al chirurgo specialista in ortopedia, richiede controlli clinici, ecografici o radiografici molto re golari per verificare l’efficacia degli apparecchi applicati. Se si osservano sequele, una valutazione effettuata dopo che il bambino ha cominciato a camminare permette di prendere in esame la correzione chirurgica a completamento dei risultati ottenuti.
Alcune lussazioni non trattate durante l’infanzia sono causa di una claudicazione importante in età adulta. A questo stadio si è ormai creata una nuova articolazione, più o meno alta nell’ala iliaca, e l’unico trattamento possibile è quello chirurgico, con inserimento di una protesi dell’anca.
Lussazione di Bennet
Frattura o lussazione intra-articolare della base del primo osso metacarpale, che coinvolge l’articolazione carpometaca rpale.
Il sintomo principale è un acuto dolore alla base del pollice.
