Interruzione di un tessuto determinata da causa violenta. Il primo tessuto ad essere interessato in ogni tipo di ferita è la cute, a causa del suo ruolo di rivestimento esterno dell`intero organismo; solo le ferite gravi interessano i tessuti più profondi.
Classificazione delle ferite
Se la soluzione di continuo, oltre che la cute, interessa anche tessuti siti in profondità, si parla di ferita profonda, specificando anche quale altro tessuto è stato leso (con interessamento muscolare, con interessamento epatico, etc.). Se la ferita determina l’apertura di una cavità anatomica normalmente chiusa si parla di ferita penetrante in cavità.
A seconda della causa della ferita si parla di ferite da arma bianca, da arma da fuoco, da arma impropria. Le ferite da arma bianca sono determinate dall’azione di lame o di punte.
Le lame danno luogo alle ferite da taglio, con estensione in lunghezza maggiore dell’estensione in larghezza. Le punte danno luogo a ferite di larghezza e lunghezza comparabili; molte armi bianche determinano ferite combinando le due azioni, di punta e di taglio. Se la ferita è inferta con notevole forza d’urto da una lama pesante si parla di fendente.
Le ferite da arma da fuoco hanno come elementi fondamentali un foro d’entrata, un tragitto ed un foro d’uscita, che può anche essere mancante. Le caratteristiche morfologiche permettono di identificare con certezza il foro d’entrata e quello d’uscita, costituendo in molti casi reperti medico-legali di grande importanza pratica. Se l’arma da fuoco spara un solo proiettile, la ferita è costituita da un solo foro; se è caricata a piombini i fori sono piccoli, numerosi, distribuiti “”a rosa”". Le armi improprie sono oggetti che non hanno come funzione specifica quella di offendere, ma che sono usate a tale scopo. Armi improprie possono essere cacciaviti, schegge di vetro, punteruoli, etc.
Le ferite da esse determinate variano per caratteri morfologici a seconda delle caratteristiche dell’arma. Anche i corpi contundenti, se colpiscono il corpo con forza viva sufficiente, possono provocare soluzioni di continuo della cute; in questo caso si parla di ferite lacere, contuse o lacero-contuse, a seconda dell’aspetto morfologico predominante.
Terapia e cura delle ferite
In generale, è buona regola medicare da soli, senza richiedere l’intervento del medico, solo le ferite non troppo profonde, non troppo estese, non contuse e con margini netti e non contaminate in profondità da terriccio o sporcizia.
Nel caso delle ferite più banali, il trattamento consiste semplicemente nel detergere la zona lesionata con soluzione fisiologica o acqua ossigenata molto diluita, nel disinfettare la zona circostante con tintura di iodio e nel proteggere la lesione con una compressa di garza, tenuta ferma da una fasciatura. Se la ferita ha margini anfrattuosi o è contaminata da corpi estranei, da terriccio, da polvere, è consigliabile recarsi al pronto soccorso, perché in queste condizioni è facile che nelle lesioni sia penetrata la spora del tetano, responsabile di una gravissima malattia. Per prevenire questa complicazione è necessario eseguire un’iniezione di siero antitetanico, seguita dalla vaccinazione antitetanica.
Nelle persone già vaccinate è spesso consigliabile eseguire un’iniezione di richiamo. Le ferite molto profonde, molto estese o con margini irregolari hanno scarsa tendenza alla guarigione spontanea, che avviene molto lentamente: i margini della ferita restano, infatti, distanziati, e la lesione deve essere colmata da abbondante tessuto cicatriziale per ottenere la guarigione. Per rendere più rapida la cicatrizzazione della ferita, il medico può eseguire dei punti di sutura: fa passare attraverso i due lembi della ferita dei brevi tratti di filo, che vengono annodati in modo da avvicinare i due lembi. Questi punti vengono tolti dopo una settimana, quando il processo di guarigione della ferita è ormai in uno stadio avanzato. Per suturare i tessuti profondi si impiega un filo riassorbibile.
Pulizia delle ferite
La protezione di una ferita si esegue con apposite medicazioni ricoperte da un bendaggio adeguato. Le ferite possono essere accidentali oppure chirurgiche, e interessare il tronco o le estremità. In ogni caso è necessario provvedere a una efficace disinfezione della zona ferita, che può facilmente diventare ricettacolo di batteri patogeni, infettarsi ed essere fonte di numerose complicazioni locali e generali. Se la ferita è accidentale, è necessario anzitutto provvedere ad una pulizia chirurgica. A questo scopo, si inizia lavando la parte lesa con acqua e sapone per rimuovere terriccio, polvere o altro materiale minuto eventualmente presente.
Il sapone ha una forte azione tensioattiva, perciò è in grado di ledere le pareti cellulari di un gran numero di batteri patogeni rendendoli in breve tempo inattivi. Si procede poi all’eleliminazione di eventuali brandelli di pelle dall’apparenza non più vitale, utilizzando strumenti sterili. Si applicano, se necessari, punti di sutura, dopo aver disinfettato con una delle soluzioni disponibili in commercio, o con tintura di iodio che ancor oggi è uno dei disinfettanti ad azione più sicura. Anche l’acqua ossigenata, liberando ossigeno nascente, è fortemente battericida. Se lo si ritiene opportuno, si può cospargere la ferita con una preparazione antibiotica per uso locale, preferibilmente sotto forma di polvere (le creme e le pomate hanno spesso la tendenza a ritardare la guarigione).
Si passa poi al bendaggio vero e proprio, che in questo caso ha una duplice funzione protettiva. Da una parte ha lo scopo di impedire il contatto della ferita con l’ambiente esterno, evitando così che essa si sporchi di polvere e di terriccio, infettandosi; dall’altra evita che la ferita, battendo o urtando contro oggetti vari, venga disturbata durante il primo periodo del processo di riparazione, che è assai delicato e richiede un ambiente protetto.
L’azione dell’acido ialuronico
La “”sostanza fondamentale”" del connettivo è quella parte di tessuto priva di cellule che rappresenta un tramite negli scambi metabolici che intervengono tra sangue e tessuti. Tra le sostanze che formano la sostanza fondamentale, la più largamente rappresentata nei tessuti è l’acido ialuronico. Il deficit locale di tale sostanza si traduce in un’insufficiente rigenerazione delle fibrille connettivali nei processi di cicatrizzazione. L’acido ialuronico è presente in numerosi preparati di uso commerciale propagandati come cicatrizzanti.
