La disidratazione si esprime sintomatologicamente con debolezza, sensazione di sete violenta, polso piccolo e frequente, collasso cardiocircolatorio, convulsioni ed infine morte. A seconda che la diminuzione del contenuto in acqua sia o meno accompagnata da diminuzione del patrimonio salino, la disidratazione può essere distinta in tre forme: ipertonica, normotonica, ipotonica. La disidratazione ipertonica si manifesta quando l’introito di liquidi non è sufficiente a compensare le perdite e l’organismo elimina più acqua che sali minerali. L’osmolarità del plasma sanguigno, cioè la concentrazione delle molecole presenti nel sangue, sale e la terapia in questo caso consiste nella infusione o nella somministrazione per bocca, se possibile, di soluzioni a basso contenuto di sali. Non è consigliabile invece la somministrazione, soprattutto per infusione, di acqua pura non contenente sali, per evitare sbalzi osmotici pericolosi. La disidratazione normotonica si verifica quando l’organismo perde in uguale misura acqua e sali minerali, come si verifica nel caso di diarree profuse o di sudorazione assai copiosa. L’osmolarità del sangue in questo caso rimane pressocchè costante; la terapia consiste nella somministrazione per via orale o venosa di soluzioni contenenti sali di sodio, di potassio e di altri minerali in misura tale da raggiungere l’osmolarità normale. La somministrazione di acqua o di soluzioni ipotoniche infatti avrebbe l’effetto di “”diluire”" il plasma sanguigno espandendone il volume senza apportare i sali perduti. La disidratazione ipotonica si verifica quando l’organismo perde in proporzione più sali che acqua. I sali possono essere sequestrati all’interno delle cellule a causa di uno squilibrio del metabolismo idrosalino e quindi diminuire nel plasma.