La mammella è l`organo che, nella femmina dei mammiferi, ha la funzione di secernere un prodotto (il latte) che serve ad alimentare il neonato durante le prime fasi della vita extrauterina. Il termine seno è comunemente impiegato come sinonimo di mammella, mentre in medicina il seno è una cavità che contiene aria, presente all`interno di alcune ossa craniche (come i seni paranasali), oppure una dilatazione di vasi arteriosi o venosi.
Struttura e sviluppo della mammella
Nella specie umana le mammelle sono due, anche se non sono rari casi di mammella sovrannumeraria (polimastia) o perlomeno di capezzoli sovrannumerari (politelia). In questi casi gli organi in “”più”" si trovano dislocati lungo una linea detta “”linea lattea”" che passa sotto l’ascella, in corrispondenza del capezzolo e si prolunga poi verso il basso sull’addome; tale linea corrisponde alla linea sulla quale sono disposte le mammelle multiple di altre specie di mammiferi.
Le mammelle sono poste sulla parete anteriore del torace, simmetricamente rispetto alla linea mediana. Mentre nel maschio esse non vanno incontro a significativi mutamenti strutturali e funzionali nell’intero corso della della vita, dalla nascita all’età senile, nella femmina assumono aspetti assai diversi a seconda del momento funzionale nel quale le si considera.
Sviluppo del seno
Lo sviluppo del seno, che rappresenta la prima manifesta zione della pubertà femminile, avviene per influsso degli estrogeni, del progesterone e degli ormoni ipofisari (ormone follicolostimolante o FSH, ormone luteinizzante o LH, prolattina). Dopo lo sviluppo, il seno acquisisce dimensioni variabili da donna a donna. La ghiandola mammaria reagisce ai cambiamenti ormonali nel corso del ciclo mestruale e aumenta di volume nel periodo premestruale per effetto degli estrogeni. Con la menopausa, la produzione ovarica di estrogeni subisce un netto calo, fenomeno che comporta una riduzione di volume del seno.
Alla nascita e fino all’inizio della pubertà le mammelle maschili e quelle femminili sono del tutto simili. Si tratta di strutture ghiandolari poco complesse, dotate di un sistema di tubuli escretori (dotti galattofori) che convergono verso un unico centro e sboccano in corrispondenza del capezzolo. L’attività secretoria in questa fase è nulla.
La mammella è poco rilevata e la sua presenza è denunciata unicamente dal capezzolo, formazione caratterizzata da una sporgenza cutanea attorniata da una zona circolare di cute maggiormente pigmentata rispetto a quella circostante (areola del capezzolo). Alla pubertà la mammella femminile va incontro ad una serie di modificazioni molto importanti. L’elevato clima estrogenico che caratterizza l’organismo della femmina pubere determina uno sviluppo complessivo delle strutture ghiandolari e dello stroma adiposo che le circonda. La mammella si rigonfia e si rende prominente rispetto alla superficie circostante, mentre anche il capezzolo aumenta di volume. A pieno sviluppo, la mammella femminile è emisferica, con la convessità diretta inferiormente ed un po’ lateralmente. Se la mammella è voluminosa e tende a pendere verso il basso, sotto di essa si viene a formare un vero e proprio solco di delimitazione rispetto al torace, il solco sotto-mammario.
Il volume della mammella è in rapporto diretto con la quantità di tessuto adiposo presente al suo interno, essendo invece la parte ghiandolare di volume relativamente costante da donna a donna. All’apice del capezzolo si possono apprezzare, ad una attenta osservazione, alcuni minuti forellini detti pori lattiferi, che rappresentano gli orifizi d’uscita dei dotti galattofori.
Nella mammella in piena attività funzionale da questi forellini fuoriesce latte.
Differenze tra uomo e donna
Nell’uomo le mammelle restano immature e non contengono la ghiandola mammaria. Nella donna presentano al centro il capezzolo, a sua volta circondato da una zona pigmentata, l’areola.
La cute dell’areola, molto sottile, è lievemente deformata dagli orifizi delle ghiandole sebacee e sudoripare e dai follicoli piliferi. La ghiandola mammaria è costituita da una ventina di lobi ghiandolari immersi nel tessuto adiposo, i cui canali escretori, i dotti galattofori, sboccano nel capezzolo. Il seno poggia sul muscolo pettorale, sostenuto dalla cute e da strutture fibrose.
La ghiandola mammaria
La parte ghiandolare della mammella è la ghiandola mammaria propriamente detta; essa è accolta nella porzione più profonda del connettivo sottocutaneo. Si tratta di una formazione di aspetto discoide, dalla faccia anteriore assai irregolare per la presenza di numerose depressioni e sporgenze; la faccia posteriore invece è liscia ed aderisce direttamente al connettivo sottocutaneo. La ghiandola mammaria non è un corpo unico, ma è costituita da un numero variabile (fra 15 e 20) di parti distinte, dette lobi mammari. Ogni lobo è a sua volta suddivisibile in lobuli, costituiti da alveoli, le unità funzionali caratteristiche della ghiandola mammaria. Ogni lobo ghiandolare si continua in una formazione tubolare (dotto galattoforo) che sbocca singolarmente a livello dei pori lattiferi di cui si è detto più sopra.
Nella ghiandola mammaria femminile matura ma non in attività funzionale (al difuori, cioè, del periodo dell’allattamento) gli alveoli che costituiscono i lobuli ghiandolari non possiedono una vera e propria cavità interna. L’attività secretiva è nulla; la presenza di un secreto mammario al difuori della gravidanza è anzi un importante indice di patologia in atto, che deve spingere ad eseguire una serie di accertamenti per determinarne con precisione la causa. Nella ghiandola in attività funzionale gli alveoli sono aumentati per numero e per volume; anche la ghiandola nel suo complesso aumenta notevolmente di volume.
Nel citoplasma delle cellule alveolari si iniziano a raccogliere goccioline di una sostanza grassa e ricca di proteine che andrà a costituire la parte essenziale del secreto latteo. Al termine dell’allattamento, cessati gli stimoli ormonali che avevano portato alla ipertrofia gravidica, parte degli alveoli regrediscono; residua però di solito un certo grado di ingrossamento e di appesantimento del seno.
Funzioni del seno
La principale funzione biologica del seno è la produzione di latte.
Durante la gravidanza, gli estrogeni secreti dall’ovaio e il progesterone prodotto prima dal corpo luteo, poi dalla placenta determinano lo sviluppo delle ghiandole mammarie e un ingrandimento dei capezzoli.
Poco prima del parto, il seno emette un liquido acquoso, il colostro, sostituito dopo 3 giorni dal latte materno, sotto l’influenza della prolattina.
Oltre a svolgere una funzione alimentare, il seno ha un ruolo estetico e sessuale. L’erezione del capezzolo è il primo segno di eccitazione sessuale, seguito da un inturgidimento dell’areola e poi di tutta la ghiandola mammaria.
Palpazione del seno ed autopalpazione
La palpazione del seno va praticata sistematicamente nel corso dell’esame ginecologico. Tutte le donne devono compiere a intervalli regolari un autoesame, per individuare il più precocemente possibile lesioni benigne e, in caso di necessità, rivolgersi a uno specialista.
L’autoesame del seno si esegue in piedi o da seduta. Allo specchio, con le braccia sollevate per tendere la pelle, la donna osserva l’aspetto del capezzolo e verifica la presenza di piccole aree depresse o in rilievo. Esamina inoltre la forma complessiva delle mammelle e la loro simmetria. Con le dita leggermente flesse, la donna va alla ricerca di linfonodi ipertrofici nel cavo a scellare. Con il braccio sollevato, ricerca un’eventuale asimmetria, quindi palpa una alla volta le mammelle con la mano del lato opposto. Premendo la mammella contro il torace, con il palmo piatto, va alla ricerca di un nodulo o di un’area indurita. Il capezzolo, poi, non deve presentare piccole croste, deformazione o retrazione; se spremendolo fuoriesce una goccia di liquido, occorre segnalare il fatto al medico.
La scoperta di un ingrossamento è un buon motivo per consultare il medico, ma non deve destare preoccupazioni ingiustificate: simili anomalie sono per lo più di natura benigna.
Malattie della mammella
La ghiandola mammaria è colpita con particolare frequenza da malattie neoplastiche, sia di natura benigna che di natura maligna. La più comune di tutte le lesioni neoplastiche della mammella è il fibroadenoma mammario, una forma tumorale benigna che compare soprattutto nelle donne giovani e porta alla formazione di un nodulo duro, ben delimitato dal tessuto circostante. Molto più grave è, naturalmente, la patologia neoplastica maligna della mammella: si tratta del carcinoma mammario, comunemente detto cancro del seno.
Anche questa malattia si manifesta con la comparsa di un nodulo, però non ben delimitato dal tessuto sano; il carcinoma mammario compare di solito in età più avanzata, ed è più frequente nelle donne che hanno avuto un menarca precoce o non hanno avuto gravidanze. La comparsa del carcinoma mammario è anche favorita dalla presenza di un malattia non neoplastica della mammella: la displasia fibrosa, caratterizzata dalla comparsa di numerosi noduli duri di piccole dimensioni, e probabilmente provocata da un’anomala sensibilità del tessuto mammario agli ormoni estrogeni.
La patologia della mammella costituisce un capitolo di enorme importanza nella medicina, sia per la sua grande frequenza sia per la sua possibile estrema gravità. Ci si riferisce qui in particolare alla patologia neoplastica della mammella femminile, che costituisce la prima causa di morte per cancro nella donna. La patologia neoplastica della mammella sembra essere favorita dall’assenza di gravidanze, che esercitano un non ben compreso effetto protettivo nei suoi confronti. In gran parte dei casi la presenza di un tumore maligno mammario può essere svelata, con un attento ma tutto sommato molto semplice esame obiettivo, in uno stadio nel quale le probabilità di cura sono molto elevate. É pertanto necessario che le donne ed i medici esercitino un continuo controllo sulle lesioni sospette per esercitare una efficace azione preventiva nei confronti di questa temibilissima patologia.
Naturalmente, non tutti i noduli che compaiono nel tessuto mammario sono segno di una patologia neoplastica maligna. Molto più frequenti sono altre lesioni della ghiandola mammaria, come il fibroadenoma, una lesione neoplastica del tutto benigna, che compare in età più giovanile rispetto al carcinoma mammario, e la displasia fibrosa della mammella, un’alterazione del tessuto ghiandolare probabilmente provocata da uno squilibrio ormonale che provoca la formazione di numerosissimi piccoli noduli, che alla palpazione sembrano simili a pallini da caccia.
Mastopatia
Patologia della ghiandola mammaria. Il termine “mastopatia” designa sia la congestione premestruale della ghiandola mammaria, sia la mastite (infiammazione acuta o cronica della ghiandola), sia la malattia fibrocistica del seno.
Mastosi
Patologia benigna non infiammatoria del seno. La mastosi si manifesta in genere come una zona indurita, localizzata, all’interno della quale si trovano cisti e focolai di distrofia (anomalia legata a un disturbo della nutrizione tissutale).
Mastopatia fibrocistica
Malattia caratterizzata dalla comparsa di molteplici cisti benigne nel seno, che ne provocano un evidente aumento di volume soprattutto nei quadranti superiori. Colpisce le donne a partire dai 30 anni di età.
