Studio sulle funzioni cerebrali

Se per alcuni individui operare una scelta è spesso difficile, indipendentemente dall’importanza della scelta stessa, ciò potrebbe non essere dovuto a indecisione ma al modo in cui le cellule cerebrali assegnano un valore a elementi differenti. I ricercatori della Harvard Medical School di Boston hanno identificato diversi neuroni (cellule cerebrali) che svolgono un ruolo nel modo in cui i singoli individui operano le loro scelte. Gli scienziati sapevano che le cellule in diverse aree del cervello reagiscono ad attributi come il colore, il gusto o la quantità. I ricercatori hanno individuato i neuroni coinvolti nell’assegnazione dei valori utilizzati per operare le scelte. I neuroni che sono stati identificati codificano il valore che il soggetto assegna agli elementi disponibili per arrivare a operare una scelta; i neuroni identificati codificano il valore assegnato quando gli individui operano scelte basate su preferenze soggettive. Gli scienziati hanno localizzato i neuroni in un’area del cervello nota come corteccia orbitofrontale nel corso di uno studio sui macachi, posti nella condizione di dovere scegliere fra diversi sapori e quantità di succhi di frutta. I ricercatori hanno correlato le scelte degli animali con l’attività dei neuroni e con il valore assegnato a diversi tipi di bevanda. Ad esempio, alcuni neuroni hanno mostrato un’elevata attività quando gli animali hanno scelto il succo d’uva o il succo di mela. Altri neuroni invece paiono coinvolti nella valutazione del succo d’arancia. La scelta della bevanda operata dai macachi potrebbe essere basata sull’attività di questi neuroni. Ricerche precedenti su quell’area cerebrale hanno mostrato che lesioni locali possono provocare disordini alimentari, tendenze compulsive al gioco d’azzardo e comportamenti anomali in ambito sociale. I nuovi risultati mostrano un’associazione fra l’attività della corteccia orbitofrontale e il processo mentale alla base dell’operare una scelta. Si ritiene che i deficit nella capacità di scegliere possano dipendere da un malfunzionamento di questa popolazione di neuroni, benché l’ipotesi debba essere verificata con ulteriori ricerche

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