Secondo una recente ricerca condotta da J.L. Staudinger (università del Kansas), l’utilizzo di un preparato a base di erbe assunto per abbassare i livelli di colesterolo interferisce con l’azione di circa il 60% dei farmaci in commercio. In uno studio preliminare, l’indagine ha evidenziato che il principio attivo del rimedio gugulipid provoca l’inefficacia di farmaci destinati a varie terapie. Staudinger sottolinea il fatto che questo sostanze di questo tipo vanno assunte con cautela, perché sono comunque da considerare farmaci veri e propri. In particolare, la resina del guggul viene utilizzata da oltre 3.000 anni in India per trattare varie patologie, mentre in occidente si è sfruttata la capacità del suo principio attivo (guggulsterone) di abbassare il colesterolo. Il gruppo di ricerca guidato da Staudinger ha esaminato l’effetto della sostanza su cellule di fegato in laboratorio. Secondo il medico, il guggulsterone influisce sull’azione di altri farmaci perché si lega a una proteina (PXR) che svolge la funzione di recettore e, di conseguenza, “attiva” un gene che codifica un’altra proteina che, a sua volta, agisce sulle molecole di molti farmaci riducendone il livello nell’organismo. Inoltre vi sono farmaci (come il ciclofosfamide, utilizzato nelle terapie tumorali) che si basano sull’azione di PXR per essere attivati; una funzionalità eccessiva della proteina potrebbe perciò aumentare il livello di questi farmaci nell’organismo in modo imprevisto. Inoltre pare che il guggulsterone trasformi altri farmaci in composti tossici. Secondo Staudinger vi sono anche altri rimedi erboristici che hanno effetti analoghi sull’organismo; in ogni caso, aggiunge che, benché l’effetto di questi medicamenti sia generalmente piuttosto sicuro, vanno tuttavia assunti con cautela nel caso in cui ci si debba sottoporre ad altre terapie farmacologiche.