Grazie all’ingegneria genetica, presto saranno introdotti nuovi strumenti per tentare di debellare malattie, come la malaria, che colpiscono vaste aree del pianeta. Secondo A. James (università della California), le ricerche hanno raggiunto un punto critico nello sviluppo e nell’utilizzo di organismi modificati geneticamente per il contrasto delle malattie. In particolare, James sta lavorando su un progetto che riguarda lo sviluppo di zanzare che non siano in grado di ospitare il parassita della malaria; alcuni esemplari verranno presto sperimentati fuori dal laboratorio. Si tratta di interventi che suscitano inevitabilmente polemiche, anche perché nel corso dei decenni passati non hanno dato i risultati sperati. F. Gould ricorda che negli anni ‘40 gli entomologi erano convinti che l’uso del Ddt avrebbe debellato la piaga dei parassiti, tuttavia la sua diffusione sul territorio ha provocato gravi danni alla fauna, fino a portare diverse specie di uccelli sull’orlo dell’estinzione. Negli anni ‘60, il tentativo di importare predatori di insetti nocivi in aree in cui non erano presenti ha rischiato di causare l’estinzione di altri animali. Secondo R. Durvasula (università di Yale) il problema fondamentale è che il rischio per l’ambiente è molto elevato e porre riparo ai danni causati non sempre è possibile. Secondo M. Mansour (Morgan Lewis) è necessario che gli inserimenti di organismi geneticamente modificati nell’ambiente siano effettuati solo dopo un confronto approfondito con le autorità locali. Il gruppo di ricerca guidato da Durvasula sta sviluppando un insetto privo della capacità di ospitare il parassita della tripanosomiasi, patologia che provoca la morte di 50.000 persone all’anno in America latina. L’approccio seguito è quello di alterare un batterio che consente all’insetto di ospitare il parassita; si tratta di una via però molto complessa, perché i batteri sono in grado di modificarsi mediante il contatto con altri batteri e virus.