Gravidanza e farmaci contro l’ipertensione

Una classe di farmaci largamente utilizzati per combattere l’ipertensione, considerati sicuri anche nelle prime fasi della gravidanza, potrebbero invece aumentare decisamente il rischio di difetti alla nascita. Questi farmaci, gli inibitori ACE, venivano considerati a rischio solo dopo il terzo mese dal concepimento, ma questa convinzione pare smentita da uno studio condotto in Tennessee, che ha preso in esame 30.000 nascite ed è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine. Secondo lo studio, dal momento che spesso, nei primi due mesi, le donne non sono consapevoli della gravidanza in corso, questi farmaci dovrebbero essere evitati da chi ha maggiori probabilità di rimanere incinta o intende farlo. W. Cooper (Vanderbilt University School of Medicine), che ha guidato la ricerca, ritiene che i dati analizzati suggeriscano che l’utilizzo di questo genere di farmaci in queste circostanze non sia sicuro, e dunque debba essere evitato, soprattutto perché sono disponibili altri tipi di farmaci per il trattamento dell’ipertensione nelle donne in stato interessante. I ricercatori hanno scoperto che fra le 209 donne che hanno assunto uno dei farmaci in questione (inibitori ACE) durante i primi tre mesi di gravidanza, il 7,1% ha dato alla luce un neonato con gravi malformazioni. Al contrario, fra le 202 donne che hanno assunto altri farmaci per il controllo dell’ipertensione, la percentuale di difetti alla nascita è stata pari all’1,7%. Il tasso complessivo di difetti nei neonati fra le 29.096 donne che non hanno assunto alcun ipertensivo in gravidanza è stato del 2,6%. Secondo Cooper, il campione esaminato è limitato, ma il rischio è comunque facilmente evitabile. Secondo J. Friedman (University of British Columbia), i risultati devono essere confermati; Friedman ritiene che questo studio non possa rappresentare l’ultima parola sull’argomento, ma è sorprendente che sia la prima volta che questo problema viene preso in considerazione. In generale, si sa molto poco sugli effetti dei farmaci sui feti, anche perché le autorità sanitarie statunitensi non richiedono questo genere di controlli prima dell’approvazione alla distribuzione di un nuovo farmaco. Inoltre, secondo Friedman, il sistema volontario per l’individuazione degli effetti collaterali è inefficiente e spesso fuorviante; questo tuttavia non impedisce ai medici di prescrivere determinati farmaci alle donne in gravidanza.

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