Conseguenze della circoncisione femminile

Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la circoncisione femminile, attualmente praticata su più di tre milioni di bambine ogni anno, provoca complicazioni durante il parto e causa un aumento della mortalità nei neonati. L’agenzia delle Nazioni Unite sostiene che le donne che hanno subito questa pratica (la mutilazione dei genitali femminili), si sono rivelate più vulnerabili del 70% a emorragie post parto con esito fatale rispetto alle altre. Inoltre lo studio (che ha coinvolto 28.000 donne ricoverate presso centri di ostetricia in sei nazioni africane in cui la pratica è comune) ha evidenziato un aumento di rischio di morte per i neonati del 55%. Secondo J. Phumaphi (OMS), per la prima volta sono disponibili dati che dimostrano le conseguenze gravi sulla salute delle donne di questa pratica. Secondo l’OMS, 20 bambini su 1000 in Africa muoiono alla nascita a causa della circoncisione delle madri. Attualmente si stima che le donne sottoposte alla mutilazione dei genitali nel mondo siano circa 100 milioni. Questa pratica è particolarmente diffusa in 28 stati africani, ma anche in alcune aree del medio oriente e dell’Asia, oltre che fra le comunità di emigranti in Europa e nord America. Viene effettuata sulle bambine attorno ai dieci anni di età, spesso senza anestesia e in condizioni igieniche precarie, con l’esposizione a infezioni di vario genere. L’OMS si oppone all’idea che questa pratica venga effettuata da personale medico in condizioni di sicurezza; secondo Phumaphi sarebbe la cosa peggiore possibile. Molte nazioni africane hanno emanato leggi contro la circoncisione femminile, ma con una scarsa efficacia dal punto di vista dei risultati. Spesso, per le culture locali, la circoncisione rappresenta la garanzia di castità prima del matrimonio e di fedeltà al marito, ma è anche un rito di passaggio verso l’età adulta.

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